Brevi riflessioni di fisica quantistica: Come bambini

6/09/2017

L'autore racconta


  • “Lo studio, e in generale la ricerca della verità e della bellezza, sono un campo nel quale ci è lecito restare bambini per tutta la vita.”

    Spesso si sente dire: “non la capirò mai”. Oppure: “la fisica è difficile”. Affermazioni che mettono in evidenza come l’approccio a questa affascinante materia sia generalmente basato su un fraintendimento. La parola greca “fisica” significa semplicemente “natura”: tutto ciò che noi siamo e tutto ciò che ci circonda è natura. E tutto ciò che è natura si esprime tramite le leggi della fisica.

    Il problema, quindi, non è nella natura – nella quale siamo costantemente immersi – ma nel come noi ci rapportiamo a essa. E al mistero che rappresenta. Nessun bambino ha paura di chiedere “perché” ma più si cresce, più si rinuncia a questa libertà. E lo aveva ben capito Albert Einstein quando – nel 1921, mentre era in visita al liceo classico “Galvani” di Bologna – scrisse quella meravigliosa dedica sul diario di una studentessa diciannovenne: Adriana Enriques, figlia del matematico Federigo Enriques.

    Non aver paura di porsi le domande è il primo passo verso il non temere le risposte che ne scaturiranno. E per riuscirci bisogna rimanere, dentro, un po’ bambini: curiosi e felici di essere meravigliati. Sempre.


    Fabio Fracas


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Fabio Fracas

Fabio Fracas - già Docente Invitato per la SISF/ISRE, Scuola Superiore Internazionale di Scienze della Formazione, e Graduate Research Assistant presso la Florida Atlantic University di Boca Raton, USA - è docente di Fisica applicata alla Radioterapia e alla Radioprotezione presso il Dipartimento di Medicina dell'Università di Padova. I suoi attual...

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