IL CREATORE DI PENNYWISE E IL SUO 2017 DA PAURA - estratto

9/01/2018

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  • [Estratto da] IL CREATORE DI PENNYWISE E IL SUO 2017 DA PAURA

    Entertainment Weekly, 22 dicembre 2017 (qui il link all'intervista)

    Stephen King Rules.

    EW ha incontrato lo zio Steve per parlare di un anno eccezionale e di quello che verrà.

    Lei è sempre stato un autore prolifico, ma il 2017 mi sembra un anno particolarmente intenso.

    Sì, è stato molto diverso dal solito e credo di dovere molto agli adattamenti cinematografici e televisivi. Per qualcuno saranno stati troppi, ma è solo una coincidenza. È capitato, e io sono contento così.

    Entrambi i suoi libri usciti quest’anno sono frutto di una collaborazione. In passato era successo solo poche volte, adesso si diverte di più a “giocare” con un compagno in campo?

    Non sono collaborativo di natura, ma sono in grado di fare il gioco di squadra. Non sono un cattivo soggetto, e se poi tuo figlio arriva con una grande idea non c’è granché da pensare. Non vedevo l’ora di cominciare a scrivere Sleeping Beauties perché lo spunto era veramente stimolante.

    Com’è nato La scatola dei bottoni di Gwendy, che ha scritto con Richard Chizmar?

    Gwendy è stato una vera sorpresa. Avevo cominciato a scriverlo, ma mi ero fermato perché non sapevo bene dove andare a parare. Poi Rich mi scrive un’e-mail proponendomi una collaborazione, così, in generale, e io gli rispondo mandandogli il mio incipit e chiedendogli di portarlo a termine.

    Ha funzionato.

    È stato pubblicato. Ha avuto un discreto successo e Book List l’ha inserito nell’elenco dei miglior romanzi young adult del 2017. E in un certo senso mi ha riportato a Castle Rock. Non ci pensavo da molto tempo e credo che Rich conosca la città meglio di me ormai, per questo me l’ha fatta amare di nuovo. Adesso ho scritto un altro libro dal titolo Elevation, sempre ambientato a Castle Rock, una sorta di seguito di Gwendy. A volte basta seminare e aggiungere un po’ di fertilizzante per far spuntare qualcosa di nuovo.

    J.J. Abrams e Sam Shaw usano proprio Castle Rock come sfondo per la loro nuova serie TV di Hulu ispirata alle sue storie.

    Ne so quanto lei: nulla. Spero solo che venga una bella cosa. Tipico di J.J. Non è trapelata nessuna notizia, da nessuna parte.

    Possiamo dire senza rischio di smentita che il nuovo It - e Pennywise - ha colpito il pubblico. Anche più di quanto sperasse il regista Andy Muschietti.

    Ho capito che sarebbe stato un successo un anno fa, in Florida, quando ho visto la prima versione, ma credo che nessuno si aspettasse un tale successo planetario. Io no di certo, però ha fatto vendere moltissimi libri. Sa come si dice: marea che sale solleva tutte le barche.

    Dopo l’apertura da record di It, i produttori stanno riprendendo progetti da tempo in gestazione, come Pet Sematary. Le sembra che ci sia un rinnovato interesse nel suo lavoro?

    In realtà ho ceduto i diritti cinematografici di tutti i miei libri, praticamente. Tutto ciò che ho scritto è in corso di produzione o opzionato. Non lo dico per vantarmi, è la pura verità!

    Anche i nuovi romanzi, per esempio Sleeping Beauties?

    C’è stata un’asta molto agguerrita per i diritti di Sleeping Beauties, ma è stato prima dell’uscita di It. Poi la serie di Mr. Mercedes è stata rinnovata per una seconda stagione, ed è stato tutto merito suo.

    Come si spiega il fenomeno It? Il libro non è mai sparito dalla circolazione. Perché è tornato così prepotentemente alla ribalta?

    Credo che l’elemento scatenante sia la miniserie del 1990. Tutta una generazione di ragazzini tra gli 8 e i 14 anni sono morti di paura davanti a Tim Curry e l’arrivo del nuovo Pennywise ha dato loro l’occasione di rivivere quell’esperienza. Poi è circolato dappertutto, sulla stampa e altrove, una specie di virus sui viscidi clown. Insomma, le ragioni sono diverse, ma di base era il film giusto al momento giusto.

    Ci sono anche molti nuovi progetti, come Stranger Things, che giocano con un tema a lei caro: bravi ragazzi che lottano contro un male indicibile. Anche questo ha contribuito ad accendere l’interesse del pubblico?

    Penso che Stranger Things abbia contribuito, ma è una strada a doppio senso, perché Stranger Things mi ricorda molte delle cose che ho scritto. Ovviamente l’idea di una banda di ragazzini che combatte contro un terrore sovrannaturale è piaciuta alla gente, che finalmente può stare dalla parte dei buoni, cosa che non succede spesso negli horror.

    Secondo me anche l’elemento Perdenti è importante, il fatto che ciascuno di questi bambini sia un emarginato. Quando ti senti impotente e spaventato ti ritrovi nella storia di un gruppo di diversi che uniti diventano più forti delle loro paure. È un po’ strano da dire, perché It è la storia di un clown assassino, ma questo è un film pieno di speranza.

    Sì, anche secondo me.

    Che cos’altro bolle in pentola? So che nel 2018 esce il suo nuovo romanzo, The Outsider, la storia di un uomo molto benvoluto in città, padre di  famiglia e allenatore della squadra dei pulcini, accusato di aver ucciso proprio un bambino.

    Sì, è previsto a maggio. Sto proprio leggendo le bozze. Amo quel romanzo. Poi ho un altro libro finito che non ha ancora un titolo e uno che si chiama Elevation, però non so ancora come sarà pubblicato.


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