L'ultima estate di Diana

21/06/2017

L'autore racconta


  • Scrive Antonio Caprarica: "in queste pagine non troverete né giudizi né pregiudizi sulla 'principessa del popolo'. Vent'anni dopo, ho solo voluto raccontare l'ultima stagione di Diana: la sua ultima estate così come l'ha vissuta, tra delusioni e speranze, frivolezze e impegno, amore materno e passione di amante."


    Ecco alcuni dei punti salienti del libro L'ULTIMA ESTATE DI DIANA:

    Vittima della celebrità 

    Nel momento stesso in cui chiedeva di essere lasciata almeno un po’ in pace, Diana si rendeva ancora più appetibile: direttori e reporter adesso potevano non solo occuparsi della sua «persona reale» ma anche scatenare la caccia ai segreti della sua intimità.

    Il balzo, in quel periodo, delle tariffe di mercato delle sue fotografie rappresenta un indicatore preciso dell’au­mentata aggressività della stampa. Dopo il «ritiro dalla vita pubblica», il prezzo dei suoi scatti aumentò del 25 per cento. Se la riprendevano che faceva la spesa, il servizio fotografico poteva fruttare fino a 2.000 sterline, ma se la «beccavano» in costume da bagno le sterline diventavano 10.000, coi diritti di pubblicazione per il solo Regno Uni­to. E nessun rotocalco rinunciava a un suo scatto «rubato» in copertina, che poteva valere fino al 10 per cento di copie in più.


    Un matrimonio piuttosto affollato

    Il fantasma di Camilla era sempre presente, e prepotente, soprattutto a Highgrove. E appena pochi giorni dopo quel felice settimo anniversario arrivò un’altra domenica di lacri­me. La racconta il bodyguard Ken Wharfe. Riaccompagnava a Londra la principessa alla fine del weekend quando, già a una mezz’oretta da Highgrove, lei saltò sul sedile: «Aspetti! Voglio tornare indietro». Wharfe fece una conversione a U e presto arrivarono all’imbocco del vialetto della casa di campagna: lì, parcheggiata in bella vista, c’era l’auto di Camilla, proprio come aveva sospettato la moglie tradita. Che nei giorni in cui il matrimonio si sbriciolava aveva già intrapreso a sua volta la via di sesso e bugie.


    Guerra a corte

    Tutto questo sciacquare in pubblico i panni sporchi aveva finito con l’esasperare la regina Elisabetta, e ancor più il marito Filippo. «Non ho mai messo in piazza le mie questioni personali e penso che neanche la regina lo abbia mai fatto», disse lui in un’in­tervista al Times il 17 ottobre 1994. Dieci giorni dopo, al ritorno da uno storico viag­gio in Russia, la coppia reale convocò a palazzo la nuora reproba. Il clima era gelido. Secondo la testimo­nianza diretta di un anonimo consigliere della principessa, il Filippo formato caserma si mostrava al suo meglio: «Se non tiri dritto, ragazza mia, ti togliamo il titolo». Ma la «ragazza mia» non era più la ventenne timida e ingenua ingaggiata come fattrice reale. «Il mio titolo, Filippo, è più antico del tuo», ribatté l’orgogliosa discendente di una lunga serie di conti Spencer.

    Dopo aver subito un anno di cannoneggiamento, Diana era pronta a passare al contrattacco.


    Nasce il mito della «principessa triste»

    La sera del 20 novembre 1995, quando Panorama, trasmissione di punta della Bbc, mandò in onda l’intervi­sta a Diana, per le strade di Londra non c’era anima viva. Ventitré milioni di spettatori rimasero incollati davanti al televisore in attesa di una prima assoluta: la versione au­tentica, attraverso le sue stesse parole, della principessa di Galles.

    Il tema risultò chiaro alla prima inquadratura. La prin­cipessa si era truccata senza un filo di colore, esaltando l’aspetto spettrale con il nero abbondante dell’eyeliner attorno agli occhi. Appariva un’anima in pena, piegata dalle sofferenze che le aveva inflitto un marito insensibile. È la famosa intervista in cui disse: «Eravamo in tre in quel matrimonio. Era piuttosto affollato».

    Come non amarla, quando diceva: «Vorrei essere la regina dei cuori della gente»?


    Divorzio reale

    Carlo si rese conto che tirarla ancora in lungo non sarebbe servito a niente. Chiese un prestito alla madre (puntualmente onorato nei dieci anni successivi con regolare pagamento d’interessi) e il 13 luglio issò bandiera bianca. L’accordo di divorzio fu firmato alle condizioni di Diana. In cambio, il principe di Galles chiedeva di riavere solo un paio di acquerelli di un lontano parente tedesco, un paio di sedie fine Settecento e tutta l’argenteria epoca Giorgio III che veniva usata quotidianamente. Alla ex consorte andavano invece 17 milioni di liquidazione, 400.000 sterline annue per le spese dei suoi uffici, il diritto al titolo di principessa di Galles, almeno fino a nuove nozze, ma non all’appellativo di Sua Altezza Reale.

    Su quest’ultimo punto il Palazzo si era mostrato irre­movibile: «Madame» per lei andrà benissimo, aveva fatto sapere l’ufficio stampa di Buckingham Palace.


    L’ultima vacanza

    La prima sera fuori fu un successo. Il plotone delle guardie del corpo – i due di Scotland Yard a protezione dei principi, altri due o tre al servizio dei Fayed – si accampò sulla terrazza del ristorante tenendo costantemente d’occhio il gruppetto dei commensali all’interno. C’era un’aria molto rilassata.

    Finita la cena e già sulla strada di casa, il gruppet­to decise di fare una tappa tra giostre e montagne russe. Un poliziotto inglese e il gallese Trevor finirono, invocati da William e Harry, a spassarsela sull’autoscontro accanto ai loro protetti. I principi si divertivano un mondo e anche la madre si mo­strava allegra, curiosa, pronta a ridere e scherzare. Pareva che la vita ordinaria, con i suoi modesti divertimenti, si rivelasse irresistibilmente eccitante per chi aveva appena infranto le sbarre della gabbia dorata. I ragazzi affascinavano per la loro natura­lezza e Diana era finalmente rilassata: qualcuno la notava, certo, ma nessuno la importunava. Andò in modo opposto, purtroppo, la sera seguente.


    Di chi è il cuore di Diana?

    Hasnat Khan è una delle pochissime persone che hanno incrociato la vita di Diana senza tradirne i segreti o lucrare sulle sue confidenze. Non ha mai detto una parola sul loro rapporto se non quando glielo ha chiesto la polizia.

    Lei è ancora innamorata del medico pakistano ma sembra anche essersi resa conto che il matrimonio sognato, la vita nuova e «normale» accanto a lui e lontano dai riflettori rappresentano un miraggio impossibile da raggiungere. Non fa trapelare niente della sua riflessione, tanto da lasciare Hasnat convinto che tutto vada bene. Ma in cuor suo ha preso la decisione di rompere. Sul serio e in modo definitivo o solo per ingelosire l’amato, spingerlo a capire quel che rischia di perdere?

    Nella sua deposizione il dottor Khan si mostra convinto della prima ipotesi.



    L’altra Diana

    In Angola l’incontro più straziante fu quello con Helena. Aveva solo sette anni ed era uscita di casa per andare a prendere l’acqua alla fonte: l’ordigno che aveva calpestato le aveva squarciato il ventre e divorato l’intestino. Solo una flebo salina la teneva in vita, ma ancora per poco. Quando Diana si avvicinò al suo letto, con il solito codazzo di rumorosi reporter e il ronzio delle telecamere, l’infermiera tirò via il lenzuolo per mostrare l’orrenda ferita. Era una vista insopportabile. La principessa riuscì a spostare i suoi occhi su quelli della bambina e a sorriderle. Poi, come racconta con commozione controllata Arthur Edwards, fo­tografo del Sun, «agì in modo istintivo e la coprì. Fece una cosa che avrebbe fatto qualunque madre. Era preoccupata per la dignità della bambina». Si mordeva le labbra per non piangere, ma prese tra le sue mani quella della piccola e le sorrise con dolcezza. Poi si voltò verso i fotografi e disse: «Per piacere, ora basta». Le obbedirono.


    Notte fatale 

    L’ultima scena all’interno del Ritz suggerisce un che di triste, angosciante. Le lancette corrono all’ap­puntamento col destino: è mezzanotte e 19 minuti. Eccoli qui, la principessa più fotografata al mondo e Dodi, erede di una fortuna miliardaria, che si tengono stretti – il braccio sinistro di lui dietro le spalle di lei – nello spazio angusto del corridoio di servizio, di fronte al cartellone con le circo­lari per il personale, mentre Henri Paul continua a parlare gesticolando e Trevor Rees-Jones si affaccia per strada a controllare l’arrivo dell’auto, che tarda. È come un fermo immagine che evoca assieme la sventatezza di una fuga ridicola, incomprensibile, e la compassione per l’indifesa nudità degli esseri umani di fronte al fato.


    L’addio di Carlo

    Ciò che aveva provato, da solo di fronte al volto intatto ma senza vita di Diana, lo raccontò a Camilla, che fu autorizzata qualche anno dopo a riferirlo alla sua bio­grafa Caroline Graham. «Fu il peggiore spettacolo cui io abbia mai dovuto assistere», confidò il principe. «Riuscivo a pensare solo alla ragazza che avevo conosciuto, non alla donna che era diventata e neanche ai problemi che avevamo avuto. Ho pianto per lei, e ho pianto per i nostri ragazzi.»


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Antonio Caprarica

ANTONIO CAPRARICA (Lecce, 1951) ha accumulato la sua vasta esperienza internazionale in trent'anni di reportage televisivi dall'estero: per la Rai è stato prima inviato di guerra in Afghanistan e Iraq, poi corrispondente da Gerusalemme, Il Cairo, Mosca, Parigi e Londra. Ha lavorato anche nella carta stampata, come commentatore politico dell'Unità e...

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