Una lunga intervista a Robin Hobb

2/01/2017

L'autore racconta


  • Robin Hobb è stata definita da George R.R. Martin "il meglio del fantasy". Ecco una lunga intervista nella quale l'autrice racconta molto di sè, dei propri libri e delle tematiche che affronta.

    Ringraziamo i blog che hanno realizzato questa intevista:

    Martina - Liber Arcanus http://liber-arcanus.blogspot.it

    Strega del crepuscolo - Le tazzine di Yoko http://www.letazzinediyoko.it

    Davide - Liberi di scrivere https://liberidiscrivereblog.wordpress.com

    Ella - Libri e librai http://librielibrai.blogspot.it

    Endimione - Bostonian Library http://bostonianlibrary.blogspot.it


    1)A quale serie è visceralmente più legata, a prescindere dall'opinione del pubblico e quella con cui ha compreso di essere diventata davvero famosa?

    Mi viene da sorridere di fronte a questa domanda. Non sono certa di essere diventata “davvero famosa”.

    Ho tanti preferiti tra i miei libri. Prima di scrivere con il nome di Robin Hobb, ho pubblicato romanzi fantasy come Megan Lindholm. Tra questi, credo che il mio preferito sia Wizard of the Pigeons, un urban fantasy ambientato a Seattle. Mi piacevano i personaggi e mi sono divertita un mondo a fare ricerche sui luoghi e sulla storia di Seattle, ho imparato tanto.

    Per quanto riguarda le opere scritte come Robin Hobb, sceglierne una preferita è molto più difficile. Forse la Trilogia dei Lungavista, perché è lì che ho incontrato Fitz e il Matto. Ma voglio bene anche ai personaggi de I Mercanti di Borgomago: Althea, così caparbia, Brashen con tutti i suoi vizi, quella viziata di Malta e, ovviamente, Kennit il pirata. Mi sono divertita anche a scrivere le Cronache delle Giungle della Pioggia, con i ragazzi che crescono diventando Custodi dei Draghi.

    Insomma, temo di non saper davvero scegliere una sola serie cui sono più legata. Del resto, se le storie che scrivo non mi piacessero, vorrebbe dire che quello che faccio non mi diverte!


    2)Le tematiche dei suoi libri sono sempre molto importanti, ma tra le due che più hanno colpito il pubblico in questi anni, ovvero la libertà o la parità tra i sessi, a quale è più legata?

    A mio avviso, libertà e parità tra i sessi sono inscindibilmente legate. Se una persona è inchiodata a un ruolo solo in virtù del proprio sesso, come può essere libera? Ognuno di noi desidera poter scegliere cosa fare della propria vita. Scuola, carriera, sposarsi o non sposarsi, fare o non fare figli, vivere in città o in mezzo alla natura…: le scelte sono tante. Se ti è preclusa l’istruzione, o se le tue possibilità di carriera sono limitate in base al tuo sesso, o al colore della tua pelle, o alla tua religione, allora anche la tua libertà è limitata. E questo vale per qualsiasi sesso. Le aspettative e i ruoli tradizionalmente previsti per gli uomini possono essere limitanti quanto quelli per le donne. Il sesso è solo uno degli aspetti che definiscono una persona. Ho sempre trovato singolare il fatto che gli sia attribuita così tanta importanza.


    3)Esiste un luogo, fra quelli da lei creati, in cui si rifugerebbe volentieri?

    Basta che sia una foresta!

    Quando creo un mondo, faccio di tutto perché sia completo. In altre parole, devono esserci pericoli e lati spiacevoli, come in tutti i mondi, ma anche bellezza e tranquillità. Perciò, a Buck, mi immagino inverni freddi ed estati miti.

    Mi piacerebbe vivere in un mondo dove la tecnologia non è così preponderante? Forse sì. Nell’ultimo mese, sui social media ha imperversato la violenza verbale: mi ha fatto rimpiangere i tempi in cui usavo la macchina da scrivere, quando non ero consapevole che dietro lo schermo di un computer potesse esserci un mondo intero!

    Ma so anche che mi basta un po’ di volontà per distaccarmene. Ho la fortuna di vivere a un passo dai boschi, ed è lì che vado ogni giorno con i miei cani. È quello il mio rifugio quotidiano, direi!


    4) Dopo tanti anni ancora torni a raccontare la vita di Fitz. Cosa ami di più di questo personaggio che ti ha spinto a riscriverne nuovamente?

    Io e Fitz siamo buoni amici da molto tempo! Venticinque anni, come minimo. E, nella maggior parte dei libri che ho scritto come Robin Hobb, la sua vita, il suo tempo, il suo posto nel mondo sono comunque sempre rilevanti. Come i miei lettori sapranno, la trilogia de I mercanti di Borgomago si svolge subito dopo i fatti de Il viaggio dell’Assassino. E gli avvenimenti di quei tre libri hanno grande influenza sulla Trilogia dell’Uomo Ambrato. A questa seguono le Cronache delle Giungle della Pioggia, che riprendono la storia di ciò che accade in quella parte del mondo e, a loro volta, determinano buona parte di ciò che succederà nella Trilogia di Fitz e il Matto.

    Sono tornata a scrivere di Fitz perché il suo punto di vista è il migliore per raccontare cosa sta accadendo in quel mondo. E perché, sì, per me è proprio un buon amico, qualcuno che mi piace ascoltare e di cui mi piace immaginare le reazioni di fronte a ciò che gli capita.


    5) Qual è l'aspetto che maggiormente apprezzi del mestiere dello scrittore?

    Tutti! Davvero, è proprio così. Quando ero bambina sognavo già di scrivere storie. Crescendo, negli anni della scuola, alcune persone dal senso pratico mi dissero: “È sicuramente un bel progetto, ma vedi di imparare a fare anche qualcosa che ti permetta di guadagnarti da vivere!”. E così, durante il percorso che mi ha portata a diventare scrittrice, ho fatto di tutto: ho lavorato in tv e alla radio, ho fatto la cameriera in ristoranti e tavole calde aperte tutta la notte, la donna delle pulizie, la postina, la commessa nel reparto Abbigliamento donna dei grandi magazzini Sears. Lavori di ogni tipo. Nel frattempo, però, non ho mai smesso di scrivere, né di sperare di essere pubblicata. E quando i miei primi libri sono stati pubblicati, ho sperato che la scrittura finisse per permettermi di guadagnare abbastanza da poter lasciare gli altri impieghi. E il sogno alla fine si è realizzato.

    Come scrittrice, ho il privilegio di fare ricerche su argomenti di mio interesse e di stabilire autonomamente il mio orario di lavoro. Paradossalmente, lavoro per molte più ore adesso di quando facevo la postina o la cameriera! (e infatti eccomi qui, alle 11 di sera, a rispondere a queste domande, per esempio!). Ma ho decisamente più controllo sulle modalità del lavoro. E mi piace ancora tantissimo scrivere e raccontare storie.


    6) Come sarà cambiato questo Fitz rispetto a quello che avevamo lasciato nei precedenti libri?

    Be’, ovviamente Fitz è invecchiato! Mi auguro anche che sia diventato un po’ più saggio, ma, trattandosi di Fitz, meglio non contarci troppo. Con l’avanzare dell’età, come capita a molti di noi, riflette di più sulla vita. Direi che è maggiormente consapevole di quanto le sue scelte hanno determinato il suo destino. Come i lettori hanno avuto modo di apprendere in L’assassino. Il ritorno, Fitz si è allontanato da Castelcervo, dagli intrighi politici di quella vita. Ma ne La vendetta dovrà tornare ad affrontare molte di quelle complicazioni.


    7) Nei tuoi romanzi hai creato molte nuove creature magiche penso, ad esempio, ai Velieri Viventi, dove trovi l'ispirazione per le tue creature?

    Per i Velieri Viventi ho preso spunto dalle varie navi su cui ha lavorato mio marito: per molti anni è stato direttore di macchina su pescherecci e tender in Alaska. Di tanto in tanto lo raggiungevo e trascorrevo qualche settimana a bordo con lui, visto che spesso stava via di casa sette, otto mesi l’anno.

    Ogni nave su cui prestava servizio sembrava avere una personalità propria. E non dipendeva solo dalla ciurma. Su alcune barche sembrava andar sempre tutto liscio, anche con le peggiori tempeste. Su altre, il più piccolo incidente portava a scoprire decine di altre cose che non funzionavano.

    Da centinaia d’anni, le navi hanno nomi e in alcuni casi polene. Da lì a immaginarmele come creature viventi, il passo è stato breve.


    8) Hai mai pensato a un finale alternativo per una delle tue serie?

    Credo proprio di no! Con quasi tutti i miei libri, mi è capitato di portarmi in testa la storia per anni prima di iniziare a scriverla e, ogni volta, arrivare a quel preciso finale è stato qualcosa di inevitabile.

    Scrivere una storia è un po’ come guidare una piccola barca su un fiume. La mia sensazione è che ogni storia abbia una corrente, che porta con sé lo scrittore e trascina con sé – si spera – anche il lettore.

    Mi è capitato, leggendo un libro, di avere l’impressione che lo scrittore intervenisse a proteggere i personaggi o a facilitargli le cose. Non è così che la vedo io. A me piace avere la sensazione che i personaggi facciano autonomamente le loro scelte e poi ne affrontino le conseguenze.


    9) Che differenza c'è fra Robin Hobb e Megan Lindholm, ovvero come si differenzia la tua produzione fra i due pseudonimi?

    Sono due stili molto diversi. Robin Hobb dà più spazio alle emozioni e abbonda in dettagli. Megan Lindholm racconta in maniera più essenziale e diretta.

    Credo sia la storia stessa a determinare se devo pensarla per l’una o per l’altra. Al momento sto scrivendo due storie più brevi, entrambe firmate come Megan Lindholm. Hanno un’ambientazione contemporanea, urbana, e prediligono un passo rapido a una narrazione dettagliata e distesa.

    Di solito, quando mi viene un’idea per una storia, capisco subito se è per Lindholm o per Hobb!



    10) Com'è cambiato il mercato della narrativa fantasy dal suo esordio a oggi, in termini di pubblico e di temi?

    Temo che una risposta semplice possa non soddisfare un quesito così complesso.

    Alcuni dei cambiamenti sono evidenti. I libri sono molto più lunghi. E le serie ancora di più! Ricordo lo stupore che ho provato la prima volta che ho visto l’edizione economica di un romanzo di Robert Jordan. Mi è sembrato un mattone, era enorme! Credo che oggi i lettori vogliano storie più lunghe e complesse, e amino restare in quel mondo molto più a lungo.

    In un’opera più corposa, specie se di genere fantasy, lo scrittore ha più spazio per creare ed esplorare un mondo più grande. È possibile dettagliare maggiormente l’ambientazione, che attira il lettore più a fondo nella storia. La trama può essere più complessa e intricata.

    Tuttavia, a me piace ancora tantissimo leggere racconti fantasy. Sono iscritta a due riviste dedicate al genere: The Magazine of Fantasy and Science Fiction e Asimov’s Science Fiction. Credo che il meglio del genere fantasy sia scritto in buona parte sotto forma di narrativa breve.

    Vi ringrazio di avermi dato la possibilità di rispondere alle domande dei lettori! Se ci sono fan italiani che non conoscono ancora il sito bloodmemories.it, li invito a collegarsi per entrare in contatto con altri lettori di Robin Hobb. La community di Blood Memories ha anche una pagina Facebook, dove è possibile scambiarsi commenti e opinioni.


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Robin Hobb

Robin Hobb (pseudonimo di Margaret Astrid Lindholm Ogden) è nata in California nel 1952 ma è cresciuta in Alaska, dove ha imparato ad allevare un cucciolo di lupo, scuoiare un alce e sopravvivere nelle terre estreme: abilità che le sono tornate molto utili quando ha sposato un uomo che dedicava metà dell'anno alla pesca al salmone. Mentre cresceva ...

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